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Un italiano che vive in Ucraina: “Viktor Yanukovich farà la fine di Saddam Hussein”

di Paolo Salvatore Orrù

“Gli ucraini dicono che Viktor Yanukovich farà la fine di Saddam Hussein”, riferisce a Tiscali Notizie Angelo, un italiano che da tredici anni vive a Leopoli, uno dei maggiori centri culturali dell’Ucraina. I disordini in corso nelle strade e nelle piazze di Kiev assomigliano ogni giorno di più a una guerra civile e sembra di essere tornati ai tempi Guerra Fredda (“in queste ore i soldati russi stanno sparando contro l’esercito ucraino”), eppure nel paese le opposizioni hanno tutte un solo nemico: Yanukovich. Per il nostro connazionale il futuro dell’oligarca sarebbe segnato. “E’ il capo di una banda di mafiosi che, peraltro, lo stanno lasciando solo: con lui sono rimasti solo 10-15 parlamentari, tutti gli altri hanno ottenuto asilo in Russia”.
Per capire i fatti di Kiev occorre fare un passo indietro nel tempo. I disordini sono cominciati il 29 novembre del 2013, quando Yanukovich ha deciso di non firmare un accordo di associazione con l’Europa. “Per questo le opposizioni sono scese in piazza”, spiega Angelo. Dopo alcune sanguinose scaramucce, per qualche giorno il presidente ucraino filo russo è riuscito a riportare la calma nel Paese. “Aveva promesso di ripristinare la Costituzione del 2004”, commenta l’italiano di Leopoli. La promessa non è stata mantenuta, così il 18 febbraio 2014, verso le 17:00, le piazze e le strade sono state invase da cortei “pacifici”. “I dimostranti hanno chiesto alla polizia di non intervenire, con cartelli e slogan hanno detto alle forze dell’ordine di sentirli fratelli” commenta il nostro connazionale.
La tregua fra polizia e contestatori è durata poco, sin quando il parlamento ha ordinato di attaccare. “Già al primo scontro c’erano ventisei morti, di cui dieci appartenenti alle forze di polizia”, tuttavia, sempre secondo le testimonianze raccolte da Angelo, solo uno sparuto numero di agenti si è schierato dalla parte del governo. Con la promessa di una riforma costituzionale in senso europeista, il presidente ucraino era dunque riuscito a tenere quieti gli animi per qualche ora, poi i disordini sono ricominciati quando ai dimostranti è stato annunciato che “alla convocazione di Yanukovich avevano risposto solo le opposizioni”.
I ministri degli Esteri francese, tedesco e polacco, Laurent Fabius, Frank-Walter Steinmeier e Radoslaw Sikorski stanno tentando di trovare un accordo. La Russia però ha fatto sapere che non vuol perdere il controllo dell’Ucraina, ed è per questo, ci sarebbero testimonianze in merito, “avrebbe mandato, per aiutare Yanukovich, la sua polizia a Kiev”, dice ancora Angelo. In queste ore, le proteste hanno perso consistenza, ma, secondo l’italiano, potrebbero riprendere più virulente di prima. “La maggior parte degli ucraini vuol aderire all’Ue perché sono stanchi dei mafiosi che sinora hanno governato il Paese delle paghe bassissime e della totale mancanza di una sanità pubblica ”. Crimea, Donetsk, Kharkov e Lugansk, vorrebbero ottenere l’indipendenza per poi mettersi sotto l’ombrello della Russia. “Vadano dove vogliono, dicono gli ucraini occidentali, noi vogliamo aderire all’UE” spiega Angelo.
I disordini in corso nella madre patria dividono gli ucraini residenti in Italia. Difficile parlare con loro: hanno paura di rappresaglie da parte della polizia di Kiev fedele a Yanukovich. Il loro stato d’animo è espresso da Cecilia Caselli, ferrarese, coordinatrice di Nadiya, un’associazione che riunisce molte badanti ucraine. “Spesso sono stata spettatrice di accese discussioni fra le nostre associate”. Un numero molto consistente di badanti “ritengono gli studenti universitari sono i responsabili dei disordini, sarebbero loro a voler aderire all’Unione Europea”. Contro di loro si sarebbe schiarata la “generazione di mezzo”, più propensa a stare legata alla Russia di Vladimir Putin. “La considerano la scelta meno dannosa dal punto di vista economico”, spiega la coordinatrice.
In sostanza, gli studenti vorrebbero trovare spazi di lavoro e libertà in Europa, i più anziani, invece, “temono che aprire all’Ue possa corrispondere un aumento dei costi”. Su un punto però tutti concordano: “Yanukovich deve lasciare, tutte lo considerano troppo debole, incapace di risolvere la crisi”.

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