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L’ira dei sindacati di polizia dopo gli scontri di Roma, Maccari: “I dirigenti ci fanno intervenire troppo tardi”

di Paolo Salvatore Orrù

“Ci confrontiamo fin spesso con persone, non di rado dirigenti, che sbagliano e otteniamo ragione. Avremmo da regalare svariati ‘cretino’ e visto che il Capo della Polizia ha dimostrato che si può fare… Con chi dobbiamo cominciare?”. Non nasconde la propria irritazione Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, “per le polemiche scoppiate dopo gli scontri avvenuti a Roma sabato, in occasione del corteo per la casa, e in particolare solo e unicamente per l’oramai famosa immagine della ragazza sdraiata in strada che è stata colpita da un Poliziotto” si legge in un documento diffuso dagli uffici del Coisp e firmato dal sindacalista. In conclusione, a Maccari la reazione (“abbiamo un cretino da identificare”) di Alessandro Pansa, il Capo della polizia, di fronte ai taccuini spianati dei giornalisti non è andata minimamente giù.
Maccari, a lei quel “cretino” brucia ancora, ma in tutte le manifestazioni la polizia manganella e colpisce con troppa veemenza, non le pare?
“Non ho mai detto che il poliziotto posto sotto accusa ha fatto bene, ho solo detto che la valutazione delle responsabilità deve essere fatta dagli organi competenti, non dal Capo della polizia o dai giornali; di là da tutto, per dare un giudizio oggettivo sulla vicenda occorre capire in quale situazione si sono svolti i fatti, ma mi sembra che questi non interessino nessuno”.
Di quale contesto parla? E’ stata una manifestazione come tante in Italia.
“A cominciare, ancora una volta, sono stati gruppi organizzati; prima c’erano i Black Bloc ora ci sono i k-way azzurri dei Blu Bloc, ma è sempre la stessa storia: è gente che programma meticolosamente gli assalti alle forze dell’ordine; non sto dicendo che l’oggetto della protesta di sabato scorso è sbagliato (qualche volta dalla parte dei manifestanti ci vorrebbe essere anche il sottoscritto), sto solo sostenendo che tutti devono fare la loro parte. Con quel “cretino” Pansa si è messo in condizione di ricevere lui stesso una querela. Le faccio un esempio: come si comporterebbe se un poliziotto affacciandosi al finestrino della sua auto dopo averla fermata per eccesso di velocitò le dicesse, “lei è un deficiente”? Lei pagherebbe la multa ma poi potrebbe, sarebbe legittimo, denunciare l’agente”.
Insomma, per lei problemi sono altri?
“I veri delinquenti sono i devastatori di professione, i guerrafondai: giungono alle manifestazioni indossando passamontagna ed elmetti per mettere a ferro e fuoco la città”.
Il vostro compito è di arrestarli non di manganellarli? Una volta in cella ci penserà la magistratura.
“Sarebbe la cosa migliore, ma c’è un problema, soprattutto a Roma: i reati come quelli commessi da alcuni manifestanti nella Capitale non sono perseguiti. I magistrati li mettono in una “stanza di decantazione”: li considerano secondari; poco importante la resistenza a pubblico ufficiale? Ma in che Paese viviamo?”.
Lei adesso fa il sindacalista, non le sembra eccessivo difendere le azioni dei colleghi a Roma? I video e le foto delle loro violenze abbondano nel Web.
“Il nostro è un servizio molto delicato: oltre a reprimere dobbiamo anche prevenire ed evitare la reiterazione del reato. Per quanto mi concerne, la polizia interviene troppo tardi: i comandanti eccedono in prudenza; sarebbe più opportuno fermare i violenti già prima della manifestazione”.
Non le sembra un po’ troppo?
“Chi ha intenzione di assaltare la polizia, di sfasciare porte, serrande, vetrine e auto in sosta, arriva già bardato di tutto punto. Invece, l’ufficiale di polizia che coordina, per troppa prudenza, molto spesso ordina di reprimere solo quando le violenze sono già cominciate, mettendo a repentaglio la sicurezza di beni e persone. Questo è ordine pubblico all’acqua di rose: anche i danneggiati hanno diritto di essere difesi”.
I suoi colleghi del Sap, hanno chiesto ai magistrati di scendere in piazza con i poliziotti per offrire copertura giuridica. Che ne pensa di questa idea?
“L’hanno già fatto i magistrati di Torino: durante le manifestazioni No Tav erano dietro le barricate protetti dalla polizia, così hanno potuto ordinare l’arresto in flagrante dei più violenti. Prima di dare del cretino a qualcuno basandosi su un singolo fotogramma sarebbe meglio analizzare la situazione ambientale: quattordici ore con il casco in testa (pesa due chili e mezzo), insultati, sputati, derisi. E’ normale? Sotto stress si sbaglia, può capitare. L’agente pagherà, non pagherà invece né chi questa situazione non l’ha saputa gestire né chi l’ha programmata”.

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