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Il Papa francescano nello spirito: uomo della giustizia sociale e del dialogo con le altre religioni

“L’elezione di un argentino rappresenta una svolta nella storia della Chiesa: un gesuita che prende il nome di Francesco rappresenta una novità, avrebbe potuto assumere quello di Ignazio, per esempio. Credo che Jorge Mario Bergoglio abbia scelto di chiamarsi come il poverello di Assisi per affermare che sobrietà e obbedienza saranno i segni distintivi della sua opera pastorale”. Ombretta Carulli Fumagalli, titolare presso l’Università Cattolica del corso di diritto canonico e diritto ecclesiastico della Facoltà di Giurisprudenza, membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, non nasconde la sua gioia per l’ascesa sul soglio di Pietro del cardinale di Buenos Aires, “un uomo che sarà capace di dialogare con il mondo”.
Professoressa, le sembra il Papa giusto per diluire le intemperanze della Curia romana?
“La Curia romana, gli scandali che hanno scosso le fondamenta della Chiesa, sono ben poca cosa rispetto al messaggio che Bergoglio ha dato attribuendosi il nome di Francesco. Il cardinale argentino, già ai tempi dell’elezione di Ratzinger, fu considerato fra i papabili, perché si riteneva fosse in grado di dialogare con le religioni discendenti dal comune padre Abramo. Anche San Francesco dialogò con il sultano”.
Il nuovo pastore di Roma è stato nominato cardinale da Papa Giovanni Paolo II …
“Dopo Wojtyla e Ratzinger, Bergoglio rappresenta la continuità, anche lui dà grande importanza al dialogo. Si pensi ad Assisi I e Assisi II, quando le religioni del mondo si riunirono nella città umbra per un incontro di preghiera in nome di san Francesco: con il nuovo Papa lo spirito francescano s’incarna in un gesuita, lo considero un fatto estremamente significativo. Per giunta un francescano battagliero, un uomo che nella sua vita ha sempre agito a favore dei più poveri”.
Bergoglio dovrà dare risposte a problemi gravi come pedofilia, banche, ne sarà capace?
“Non dobbiamo guardare a un Papa come Bergoglio con l’ottica tutto sommato modesta della Curia romana: la Curia è l’insieme dei dicasteri e degli organismi che coadiuva il Pontefice, il capo della Chiesa Universale, quello che conta non è tanto la Curia, quindi, ma proprio la rispondenza della Chiesa Universale. Francesco saprà senz’altro dialogare con il mondo. Di sicuro, saprà riproporre il problema della giustizia internazionale: la Chiesa è una grande potenza spirituale, come tale deve occuparsi dei grandi tempi della giustizia sociale”.
I quotidiani arabi hanno dato grande risalto all’elezione del Papa. Un bisogno di dialogo?
“C’è sempre molta differenza tra un ecclesiastico quando è cardinale e quando diventa Papa. Quando venne eletto Papa Giovanni Paolo II si diceva: sì va bene, ma .. è stato il vescovo di Cracovia … era venuto all’Università Cattolica qualche mese prima per presentare il suo libro Amore e responsabilità, pochi fra i presenti lo considerarono un’alta personalità, certo era un teologo di grandissimo rilievo, un esperto delle tematiche dei rapporti tra donna e uomo, ma non convinse”.

Tuttavia …
“Tuttavia, quando è stato nominato Pontefice ha saputo affrontare, e lo ha fatto con le capacità che poi gli sono state riconosciute da tutti, tematiche molto diverse da quelle che gli erano particolarmente care. Ora, Bergoglio non lo conosco personalmente ma so quali sono i suoi interessi: ha una grande apertura di pensiero, non credo che rinuncerà a questa sua prerogativa. Penso che cercherà un dialogo con i mussulmani: non dobbiamo pensare agli islamici come un corpo compatto, intransigente. Francesco dimostrò che dialogare non significa rinunciare a evangelizzare”.
Lei mi sembra ottimista …
“Da tempo si aspettava un Papa sudamericano. Bergoglio era il pastore di un Paese, l’Argentina, molto cattolico ma anche multietnico. Nel suo Paese l’elezione è stata accolta con entusiasmo: una volta nel 1999-2000, quando ero ancora sui banchi del Parlamento, organizzai il giubileo dei responsabili della cosa pubblica (il Papa era Giovanni Paolo II), ci collegammo con 100 paesi di cinque continenti, ciascun paese si era impegnato a predisporre mozioni nei relativi parlamenti su tre tematiche: vita della persona e libertà religiosa, debito estero dei Paesi poveri ed etica e globalizzazione. Ci fu una grande sintesi nell’Aula Paolo VI a Roma, la delegazione più folta era quella argentina (400 persone), questo per testimoniare quanto è importante la presenza cattolica in quella parte del mondo. Bergoglio è il frutto più grande di questa verità” .

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