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Donadi: “L’Italia avrà un futuro solo se non cede alle lusinghe dei furbi”

di Paolo Salvatore Orrù

Per Massimo Donadi, ex deputato dell’IdV e ora cofondatore, insieme a Bruno Tabacci, del Centro-Democratico (CD), il bene del Paese non si fa attraverso “promesse roboanti” alla Berlusconi ma con “una serie di azioni significative che possano portare un po’ di ristoro alle disastrate casse delle famiglie italiane”. Gli interessi degli italiani, sempre secondo il candidato alla Camera del CD, non possono essere rappresentati da chi non vuole affrontare i problemi dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, “ma è sensibilissimo – ha scritto nel suo Blog – alle richieste delle banche”. Il Paese, per darsi un progetto vincente, deve rincominciare a scrivere le pagine della storia “attraverso una rivoluzione culturale” e rinunciando alle promesse dei furbetti.

Onorevole Donadi, il suo addio all’Italia dei Valori non è passato inosservato.
“E stata una scelta coerente: sono sempre stato vicino alle istanze del Centro-Sinistra: negli ultimi anni l’Italia dei Valori ha svolto in questo senso un ruolo di grande interesse, proponendo i temi della trasparenza, della legalità e del rinnovamento della politica. Però, quando Antonio Di Pietro ha deciso di non far più parte dello schieramento di Centro-Sinistra ha sostanzialmente buttato al macero la storia dell’Idv: non avrebbe dovuto inaugurare in nuovo corso alla Pancho Villa, non avrebbe dovuto rincorrere tutti gli estremismi e tutti i radicalismi di questo Paese confluendo in una lista dove si sono radunati tutti i guastatori del Centro-Sinistra (Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Verdi), schieramenti che hanno sempre contribuito a far cadere i governi progressisti. Per questo insieme a Bruno Tabacci abbiamo radunato sotto un’unica bandiera la storia della tradizione repubblicana e liberale e i cattolici popolari con una visione laica dello Stato”.

Al di là degli schieramenti, quali sono i vostri obiettivi?
“Scuola e sanità pubblica devono restare i cardini fondamentali del tessuto sociale del nostro Paese. Penso sia importante recuperare la qualità e la centralità della scuola pubblica e che sia necessario recuperare la qualità e l’efficienza dei servizi nella pubblica amministrazione. Credo, comunque, che scuola pubblica e scuola privata possano coesistere. Semmai, occorre evitare il cattivo uso delle risorse pubbliche, soprattutto nell’ambito della sanità, dove gli sprechi, le logiche clientelari e la gestione corruttiva del denaro pubblico hanno fatto molti danni; oggi il prezzo della sanità è senza controllo: la spesa corrente negli ultimi 5 anni è aumentata del 50%”.

Scusi la provocazione: il Papa si è dimesso, ma Berlusconi non molla
“Il Papa e Berlusconi? (Donadi ride), è un paragone improponibile, ma accetto la provocazione: di sicuro, abbiamo un fatto molto serio da una parte e uno molto meno serio e più squallido dall’altra. Berlusconi, semplicemente, fa quello che sempre fatto negli ultimi venti anni: si batte con tutte le sue forze non per i bene dell’Italia ma per poter continuare, dall’interno della macchina dello Stato, a difendere e tutelare i suoi interessi economici, i suoi intrallazzi finanziari, i suoi problemi politico giudiziari. E quindi non ce ne libereremo mai”.

Questo è il momento delle promesse, ne avete in serbo qualcuna anche voi?
“Il Centro-Sinistra ha evitato la strada facile ma insidiosa delle promesse facili: perché è l’unica forza che vuole governare questo Paese e che quindi sente il peso della responsabilità. Non facciamo promesse che potrebbero non essere mantenute: gli italiani meritano rispetto. Ritengo, tuttavia, che si debba rendere più eque le scelte fiscali dei governi Monti e Berlusconi. Occorre ripensare l’Imu, esentando dal pagamento le giovani coppie che mettono su casa con un debito in banca. E’ necessario agevolare le famiglie che hanno redditi molto bassi o posseggano abitazioni di minor pregio ricalcando il modello ICI disegnato da Prodi. E opportuno, infine, aumentare progressivamente le aliquote per gli immobili di maggior lusso. Francamente, quando Berlusconi dice che la tassa sulla prima casa non va pagata, mi chiedo perché non deve pagare chi ha una villa del ‘’500 o un Palazzo sul Canal Grande o una casa di lusso in via della Spiga a Milano?”.

I cittadini pagano più volentieri le tasse quando sanno di avere i soldi per pagare. Come affronterete il problema del lavoro?
“Noi crediamo che la ripresa del lavoro e dall’occupazione passi attraverso la ripresa delle aziende, quindi riteniamo che un’altra priorità assoluta debba essere lo sblocco, ricorrendo alla Cassa Depositi e Prestiti, dei crediti (enormi) vantati dalla imprese italiane verso lo Stato. E, infine, pensiamo sia urgente riavviare i lavoro attraverso piccole opere pubbliche, realizzate con la collaborazione di Comuni, Regioni, Province, Enti Locali e sbloccando – per i comuni virtuosi – il Patto di Stabilità”.

L’Europa sembra più un’occasione perduta e non un’occasione in più. Cosa non va?
“Il re è nudo: la crisi ha detto che l’Europa per ora non c’è; c’è solo un’entità pratica e legislativa ma non politica. Non c’è ancora una né comunità di Stati né una comunità di popoli: all’inizio della crisi, quattro anni fa, salvare la Grecia sarebbe bastate un decimo di quanto è stato speso sinora (e la Grecia non è stata salvata). Se ci fosse stata una comune condivisione di intenti, la consapevolezza che l’Europa si salva tutta o non esiste, non solo la Grecia sarebbe già fuori dal baratro ma sarebbe stato possibile farlo spendendo una frazione di quello che invece alla fine ha speso in ritardo. Manca una dimensione politica: per i prossimi quattro anni si è deciso di ridurre il bilancio pubblico nell’Europa che pure è solo l’1% del bilancio degli Stati che compongono l’Unione. Sin quando l’Unione, quindi, resterà qualcosa di residuale e non diventerà un’entità politica vera, rischia di essere solo un ulteriore fardello burocratico e non una grande opportunità per gli europei”.

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