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Difesa, il PD propone la riduzione degli F35 e la razionalizzazione di Marina ed Esercito

di Paolo Salvatore Orrù

Se saranno ratificate le “considerazioni conclusive sull’indagine sui sistemi d’arma” predisposta dai parlamentari del Partito Democratico in commissione Difesa alla Camera, lo Stato potrebbe economizzare sino a 10 miliardi di euro. Il “risparmio” si otterrebbe con l’applicazione dell’articolo 4 comma 2 della legge 244 del 31 dicembre 2012, già ribattezzato lodo Scanu. Grazie a questa norma, aveva spiegato il senatore Gian Piero Scanu in fase di approvazione della legge, “le decisioni riguardanti l’acquisto di armi saranno competenza del Parlamento”. In tempi di spending review, il lodo può essere considerato un’arma in più nelle mani dei politici a caccia di risorse: è in virtù di questa norma, per esempio, che si tenterà di imporre un ridimensionamento (da 90 a 45) del numero degli F35, il cacciabombardiere per attacco al suolo in profondità che dovrebbe sostituire le linee di volo dei vetusti Tornado, AV-8B Harrier e Amx.

La storia degli F35 – Quella degli Joint Strike Fighter (JSF) è una storia ancora irrisolta: in un primo momento il nostro Paese decise di acquistare 131 velivoli dalla joint venture di Lockheed Martin, fu l’ex ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, a portarli nel 2012 a novanta, probabilmente per infiacchire la crescente fronda anti cacciabombardieri. Secondo l’Aereonautica, comunque, il taglio non ha sortito gli effetti sperati dai politici, perché il risparmio calcolato di 3.3 miliardi non c’è mai stato, anzi, si sarebbe avuto un aggravio di spesa di 4 miliardi, quando la Lockheed ha deciso di ridurre gli investimenti in Italia.

Il caso Eurofighter - Per l’Arma Azzurra, le somme non spese non tornerebbero a disposizione del governo, perché sarebbero reinvestiti nell’acquisto di Eurofighter, “un prodotto vecchio, senza mercato, meno sicuro” che “costerebbe all’Italia in termini operativi più dell’F35”. Un teorema che, evidentemente, non ha convinto il gruppo di Scanu: con Eurofighter, fanno sapere i deputati del PD, il nostro Paese avrebbe un ritorno economico e occupazionale importante, questo non potrebbe mai accadere con l’F35, perché “il software dell’aereo rimerebbe nelle mani degli americani”. Il discrimine fra i due aerei è nella “presunta” invisibilità del velivolo Lockheed e, quindi, sulla possibilità di essere utilizzati nel trasporto di ordigni atomici.

Marina, Esercito e poligoni – Se l’Aeronautica piange, Marina ed Esercito non ridono. I primi dovranno, molto probabilmente, rinunciare alla portaerei Garibaldi, i secondi a un non ancora imprecisato numero di uomini e tutte e tre le armi ai poligoni di tiro siti in Italia. Nel documento del Partito Democratico, si adombra, infatti, a un “nuovo assetto della nostra flotta, in direzione dell’eliminazione di ridondanze operative difficilmente sostenibili, quali potrebbero essere costituite dal mantenimento in linea di due portaerei”. In sostanza, potrebbe essere messa in vendita la “vecchia” Garibaldi.

Le scelte di Scanu e Galli – Scelte che per Scanu e Galli, i promotori del documento del Pd, rappresentano “concreti passi in avanti, nella realizzazione di un efficace sistema di difesa europea”. Due righe che, se accolte dal Parlamento, potrebbero determinare la chiusura di tutti i poligoni di tiro italiani. In tal caso, l’Europa Occidentale sarebbe obbligata a individuare una sola area di addestramento per tutti i soldati, varando i prodomi di un esercito europeo in grado “di difendere al meglio le fonti energetiche”. Dove saranno dislocate queste basi? Non in Italia. Forse in un deserto (ambiscono molti stati africani).

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