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Cisternino attende la fine del mondo, il sindaco:”Siamo pronti a divertirci, tanto non ci tocca”

di Paolo Salvatore Orrù

C’è l’aria delle feste patronali a Cisternino mentre si attende la fine del mondo. Rintracciare il sindaco in questa baraonda non è facile: lui si destreggia fra un trullo e un’intervista con la gioia di chi pensa di aver saputo predisporre al meglio un evento che, secondo le profezie Maya, dovrebbe essere tragico tutti, ma non per il centro pugliese. Ma tant’è: il motto mors tua vita mea, in questi casi, si sa, è più che legittimo. Soprattutto se offre l’opportunità di riempire le casse dell’olezzo della necessaria pecunia. “Le piazze pullulano di turisti venuti da ogni dove: gli alberghi sono zeppi e i bed and breakfast sono presi d’assalto da chi vuol godere ancora”, ride il sindaco, Donato Baccaro, mentre ascolta il vociare allegro di chi ha preso d’assalto il suo paese.

Mentre tutti si divertono, dall’ahsram di Cisternino, il centro spirituale nato attorno alla figura di Babaji, è giunta ferma e decisa la voce di Settimo Catalano, presidente dell’Herakhandi Samaj, che ha fatto sapere a urbi et orbi di non credere che il 21 dicembre ci sarà la fine del mondo. E, quindi, invita i cittadini della Valle d’Itria a ritornare nelle loro case (eppure erano stati loro a dire che il centro pugliese sarebbe stato uno dei pochi posti del mondo ad essere risparmiati dal Dies irae). Ormai però il dado è tratto, non si può più tornare indietro: la festa è già cominciata. “Per festeggiare la fine del resto del mondo abbiamo organizzato fuochi d’artificio, un convegno d’astrologia nel cinema teatro, concerti di musica leggera e classica nel centro storico (uno dei più belli d’Italia)”, spiega il primo cittadino. E perché tutti possano gioire, e per l’esultanza di studenti, scolari e infanti, il sindaco ha anche provveduto a chiudere asili e scuole (“si recupera però a fine anno”).

Prima delle sette trombe dell’apocalisse non suoneranno, meno male, le trombette, ma non mancheranno tuttavia coriandoli e stelle filanti. In molti, il sindaco non ha bisogno di scrutare la sfera di cristallo, si avvarranno della “nota cucina locale”: “I fornelli di Cisternino sono noti in tutta la Puglia. Le antiche macellerie, già da tempo, sono state trasformate in rosticcerie: qui il cliente può scegliere la carne che preferisce e farla arrostire in forni che permettono una cottura particolare. Una leccornia”, dice Baccaro. Mangiare e bere sano per vivere più a lungo, quasi un controsenso viste le previsioni. E per dessert? Fagottini alla marmellata, biscotti alla nocciola, taralli, biscotti con mandorle e le irrinunciabili pettole. E dopo i peccati di gola? Una bella passeggiata aiuta a digerire. “Del resto Cisternino fa parte del club de I borghi più belli d’Italia”.

I cittadini di Cisternino non sembrano preoccupati: nessuno, come avveniva nell’anno mille, si strappa le vesti di dosso, si scudiscia o si dà a orge inimmaginabili. “Hanno accolto la presunta fine del mondo con molto entusiasmo: c’è, come dire, un fermento positivo. Del resto il paese ha da sempre, lo hanno confermato anche dall’ahsram, una grande energia positiva: per l’aria che si respira, per la qualità delle sue genti, perché è una città di pace”, commenta sicuro il capo dell’esecutivo. E se la fine del mondo non ci sarà? Si potrà aspettare quella dell’anno 2412. “Ma noi non ci saremo, ma noi non ci saremo” ha cantato già qualche decennio fa il profeta della beat generation Francesco Guccini. Davvero poco male, dunque.

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