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30.000 auto elettriche di nuova generazione avrebbero potuto evitare l’agonia dell’Alcoa di Portoscuso

Paolo Salvatore Orrù

Trentamila auto elettriche di nuova generazione avrebbero potuto evitare la lunga agonia (annunciata) dell’Alcoa di Portoscuso (Ca). Studi, effettuati da un’equipe di ricercatori italiani, stanno lì a dimostrare che” alcune regioni, compresa la Sardegna, potrebbero essere già energeticamente indipendenti”, garantisce Claudia Bettiol, socio-ingegnere, ex docente dei corsi di Negoziazione Urbanistica e di Fonti Rinnovabili di Energia presso la facoltà di Ingegneria dell’Università Tor Vergata di Roma. In sostanza, con l’energia “pulita” generata dal vento o dagli impianti di rinnovabili presenti nell’Isola, “si potrebbe fin da ora ridurre l’uso dei derivati del petrolio, limitando considerevolmente l’emissione di CO2 e i costi di produzione”. Allo stato dei fatti, “l’elettricità prodotta con i sistemi alternativi ai fossili non è totalmente immessa in rete perché, secondo l’Enel, porta squilibri al sistema e non conviene” spiega il presidente di Energitismo – il Rinascimento dell’energia.

Per far quadrare il cerchio, è necessario trovare un punto di incontro tra tecnologia, mercato ed energia. “La rivoluzione culturale che proponiamo si può realizzare solo con il superamento della mobilità vecchio stile: il veicolo elettrico, così com’è stato finora commercializzato, è solo una macchina dotata di una batteria che riduce sensibilmente il raggio della sua mobilità”, spiega Alfonso Damiano, professore nel settore disciplinare convertitori, macchine e azionamenti presso il Dipartimento di ingegneria elettrica ed elettronica dell’ Università di Cagliari (lavorano al progetto anche gli ingegneri Ignazio Marongiu, Mario Porru e Alessandro Serpi). Un limite che potrebbe essere superato costruendo un mezzo di trasporto che sia anche “un’integrazione sistemica della rete di distribuzione elettrica”. Detto con altre parole: “Le batterie delle automobili elettriche potrebbero assorbire durante la notte (quando la produzione è maggiore) il surplus prodotto dalle fonti alternative e riversarlo in rete durante il giorno” spiega ancora Damiano. In un Paese di conformisti e di conservatori come il nostro, c’è sempre, per fortuna, qualcuno che ha il coraggio di affacciarsi da una finestra posta più in alto di altre senza farsi venire le vertigini: per vedere ciò che altri non vedono o non vogliono vedere, e per raccontare come potrebbe essere il futuro prossimo, se solo si volesse.

Che cosa manca per cominciare? Servono gli accumulatori che consentano di immagazzinare l’energia prodotta con il solare e con l’eolico per riadoperarla quando è necessario. In quest’ottica le auto elettriche, “potrebbero già svolgere un ruolo decisivo immagazzinando l’energia necessaria per gli spostamenti e trasferendo il surplus in rete”, dice Damiano. Se le volontà politica e quella industriale decidono – finalmente- di incrociarsi, quasi in tempo reale sarebbe possibile disegnare un futuro prossimo ”energeticamente” promettente. Lo strumento dell’accumulo distribuito ha lo scopo “di utilizzare al meglio e completamente il potenziale energetico delle fonti non rinnovabili, trasformando le “non programmabili” che attualmente rappresentano un problema per i gestori della rete, in una opportunità di sviluppo, miglioramento e efficientemento dei costi: “L’utente, per esempio, può destinare l’intera energia acquisita per la sola movimentazione del veicolo elettrico oppure decidere di impiegarla in parte per i confort della propria abitazione o, in un futuro che si può già definire prossimo, rivenderla ai gestori di rete”, commenta l’ingegnere.

Fantascienza? In Nuova Zelanda, Danimarca e in alcune città della Cina, è già realtà. Ovviamente per far funzionare il sistema servono auto ad hoc. La Fiat è in grado di fabbricarle, ma nicchia e bussa a danari. “Ero nella piattaforma nazionale per l’auto elettrica, i manager di Sergio Marchionne hanno detto chiaramente al governo: se ci date i soldi le auto elettriche le costruiamo in Italia, altrimenti andiamo a farle in America” riporta la Bettiol. In sostanza, la Fiat, che era stata posta dal governo al vertice del progetto, l’ha boicottato ”. Tuttavia, queste auto i cinesi le stanno già producendo. In Sardegna, per restare all’incipit, per uscire dalla schiavitù dei fossili basterebbero 30 mila auto elettriche. In Francia questo lavoro di ricerca lo sta realizzando la Renault. “Se la Fiat non se la sente di spendere nella ricerca, forse sarebbe meglio costruire una fabbrica ad hoc, magari a Portovesme” provoca la Bettiol. Se la barca non va, vuol dire che qualcuno rema contro: “Non gli sceicchi: sanno che un giorno o l’altro i loro pozzi cominceranno a produrre meno, così hanno deciso di investire sulle nuove tecnologie”, spiega la docente. In sostanza: chi fra qualche anno potrà vantare la proprietà dei brevetti migliori potrà ‘venderli’ al miglior offerente, sostiene Damiano.
Se i nababbi investono sulle auto elettriche e sui sistemi di raccolta e conservazione dell’energia prodotta in surplus dalle fonti alternative, forse l’occidente farebbe bene a drizzare le antenne. Le auto elettriche sono una realtà, nessuno può opporsi alla loro avanzata. La politica italiana ha colto questi segnali? Una piccola parabola della Bettiol, che dal 2006 al 2009, ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’Enea, serve a far comprendere: “Il ministro cinese per la tecnologia venne in Italia, ospite dell’Enea, per conoscere i nostri ricercatori. A riceverlo, oltre ai vertici dell’Enea, ci sarebbe dovuto essere anche il ministro Sergio D’Antoni: giunse all’appuntamento con un quarto d’ora di ritardo e in un consesso di scienziati si mise a disquisire di pizza, mandolino e Marco Polo. Il nostro ospite cinese, abbozzò, sorrise, strinse la mano a D’Antoni. E capì che in Italia i veri interlocutori non possono essere i politici”.

Una risposta to “30.000 auto elettriche di nuova generazione avrebbero potuto evitare l’agonia dell’Alcoa di Portoscuso”

  1. Se non cambierà il nostro modo di porci verso la mobilità eletrica, tali veicoli non potranno avere il successo che si meritano

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