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Sergio Mattarella è l’ultimo erede del pensiero reazionario di Enrico Berlinguer. Ma “tutto scorre” (Eraclito docet)

Spero che Mattarella sia quel che dice di essere: il garante della nostra Costituzione. Non sono un fattucchiere, per questo non oso avventurami in vaticini o profezie. Ma con quel poco di cultura che ho acquisito a spizzichi e morsi nel corso degli anni, posso tentare di ricostruire quel che è accaduto con l’elezione di Mattarella al Colle.

Con l’ingresso del notabile siciliano al Quirinale, i comunisti hanno onorato il testamento politico di Enrico Berlinguer, che all’alternativa di sinistra, proposta dai social democratici alla fine del secolo scorso, preferì contrapporre il progetto di alternativa democratica: se si fosse concretizzata la prima ipotesi, i tempi sarebbero stati maturi dopo la caduta del muro di Berlino (che sanciva il fallimento del comunismo reale), a governare sarebbero stati i partiti socialisti – compresi i comunisti “riformati” – uniti in progetto comune; i “rivoluzionari”, invece, pur di arginare l’avanzata dei “riformisti”, preferirono prospettare un’alleanza programmatica con la vecchia Democrazia Cristiana.

Con Mattarella al Quirinale, gli ex comunisti hanno realizzato il loro sogno. E ora ne sono talmente felici da non rendersi conto di quel che è successo. E cioé che i comunisti, ormai mancati riformisti, nel Partito Democratico non contano nemmeno un po’ (per questo comprendo la gioia dei “margheritoni” ma non quella di Pier Luigi Bersani).

Ma Mattarella cosa c’entra? C’entra: lui è la sintesi del pensiero, reazionario, di Enrico Berlinguer. Mi resta una consolazione: aveva ragione Claudio Martelli, secondo il quale, i comunisti, pur di non fare un’alleanza con i socialdemocratici, sarebbero morti democristiani. E’ andata proprio così. E Renzi se la gode: e ne ha ben donde. Per ora, nel mio piccolissimo, mi accontento di pensare che “tutto scorre” (Eraclito docet).

~ di folgore.orru on 3 Febbraio 2015.

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